Il futuro della panchina del Modena potrebbe essere già delineato. Gli indizi sembrano indicare che l'attuale tecnico Paolo Mandelli, subentrato a stagione in corso dopo l'esonero di Pierpaolo Bisoli, stia conquistando con merito la fiducia della società per un progetto a lungo termine.
A suggerirlo non sono solo i risultati ottenuti sul campo, ma anche la palpabile sintonia che si respira tra proprietà, dirigenza e staff tecnico attuale. Quello che inizialmente poteva apparire come un semplice "traghettatore" per una o due giornate si sta rivelando una scelta lungimirante e azzeccata.
I numeri confermano questa impressione. In queste ultime due stagioni, Mandelli, all'esordio su una panchina di prima squadra (escludendo le tre gare alla guida del Sassuolo al termine della stagione 2010/11), ha ottenuto finora 23 punti in 15 partite, di cui ben 13 utili alla classifica, per una media di 1,53 punti a partita. Un rendimento nettamente superiore non solo a quello di Bisoli (0,91 quest'anno e 1,40 nel finale dello scorso torneo), ma anche di Paolo Bianco, che aveva chiuso la sua avventura in maglia canarina con una media di 1,21.
Il percorso di Mandelli, sviluppato principalmente alla guida di formazioni giovanili, non rappresenta necessariamente uno svantaggio. Al contrario, questa esperienza potrebbe costituire un valore aggiunto nella gestione di una rosa che include diversi giovani alle prime esperienze nel calcio professionistico. L'ex tecnico della Primavera, affiancato da Michele Troiano come vice, ha dimostrato di avere il gruppo ben saldo tra le mani, indipendentemente dall'età anagrafica dei giocatori.
Non mancano precedenti simili nel calcio italiano. Un esempio significativo è quello di Luca Gotti, coetaneo di Mandelli, che chiamato dall'Udinese dalle formazioni giovanili a sostituire l'esonerato Tudor nel 2019, non solo ha salvato la squadra friulana ma, abbandonata l'etichetta di traghettatore, è rimasto alla guida dei bianconeri per altre due stagioni e mezzo, iniziando effettivamente la sua carriera da allenatore principale.
A 57 anni, Mandelli sta dimostrando che è possibile trasferire in una prima squadra l'esperienza e le idee maturate nel settore giovanile. Sebbene manchino ancora undici partite alla fine della stagione e nel calcio le certezze siano rare, gli indizi per una prosecuzione di questo progetto tecnico nato in corsa sembrano esserci tutti.
Ora arriva la parte più difficile: alzare ulteriormente il livello e continuare a crescere, una partita alla volta. A cominciare dalla sfida di domenica contro il Cosenza, un incontro molto più insidioso di quanto la classifica possa suggerire. A giugno si tireranno le somme e si valuteranno i risultati ottenuti.
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