Un'impresa che ha il sapore della storia quella compiuta dall'Oltrepò. La vittoria di misura contro il Vado (1-0), griffata dalla splendida conclusione di De Rinaldis, ha sancito con due giornate d'anticipo la permanenza in Serie D per la giovane società nata dalla fusione tra Varzi e Broni.
Un traguardo impensabile alla vigilia, considerando le difficoltà economiche iniziali, ma fortemente voluto dal direttore sportivo Nicola Raso, vero artefice di questa incredibile cavalcata. Ai microfoni di BepiTv, un Raso visibilmente soddisfatto ha ripercorso le tappe di questa stagione memorabile.
"L'annata è iniziata indubbiamente con la questione delle problematiche finanziarie che, fortunatamente, nel corso dei mesi sono state risolte per la maggior parte e si sta continuando in tal senso," ha spiegato il DS.
"Fin da subito, abbiamo optato per la costruzione di una squadra economicamente sostenibile. In un contesto in cui nessuno dei protagonisti della promozione precedente è rimasto, li ringrazierò sempre per la loro professionalità e comprensione della situazione, abbiamo dovuto cambiare radicalmente il nostro approccio nella costruzione della rosa.
Avendo già osservato attentamente alcuni giovani da inserire come 'quote', ho puntato su ragazzi che conoscevo bene, come De Rinaldis e Spatari, che avevo già cercato l'anno precedente. Il loro mantenimento della categoria ha solo posticipato il loro arrivo. Allo stesso modo, conoscevo bene i ragazzi provenienti dal Piacenza, avendoli visionati personalmente.
Ho voluto creare un gruppo coeso di giovani che si conoscevano, evitando l'inserimento di elementi più esperti che avrebbero potuto trovare difficoltà di comunicazione e relazione in un contesto così giovane. Ho lavorato su questa idea fin dal primo giorno, dichiarando di non temere affatto la stagione, nonostante le voci che circolavano, perché credevo fermamente nel valore di ogni singolo giocatore. Non potevamo comprare l'esperienza, ma dovevamo fare leva sulle nostre qualità: freschezza atletica, velocità, intensità e la forza del collettivo.
Sarei ipocrita se dicessi che il primo agosto pronosticavo una salvezza anticipata, ma ero convinto della bontà del mio lavoro, non era un'utopia nella mia mente. Chiaramente, in assenza di problemi economici, avrei seguito un'altra strada, costruendo una squadra più tradizionale con i soliti parametri: ossatura esperta e giovani di contorno.
Ho dovuto fare di necessità virtù e credo di esserci riuscito. Desidero ringraziare lo staff tecnico, sia quello attuale che quello passato, perché se oggi siamo qui è anche merito loro, tutto l'ambiente Oltrepò che ci ha sempre sostenuto, il presidente e, soprattutto, i giocatori, augurandomi che questo sia solo l'inizio di una carriera importante per loro."
Dopo nove anni al fianco del presidente Catenacci, Raso ha aperto una riflessione sul suo futuro: "Penso che il mio ciclo qui si sia concluso dopo sei anni a Varzi e tre all'Oltrepò. Ho raggiunto una finale playoff al primo anno di Oltrepò, ho vinto il campionato l'anno scorso e quest'anno ho ottenuto la salvezza. Credo di aver dato tanto. Al momento non penso al futuro, dovrei sedermi a un tavolo e capire quali siano i progetti futuri. Un ciclo lavorativo sicuramente si è chiuso. Vedremo se se ne aprirà un altro, qui o altrove.
Sono aperto a diverse opportunità, ma sento che questa fase si è conclusa. Devo valutare attentamente, perché se negli anni scorsi la mia permanenza era quasi scontata, ora devo riflettere. Bisogna essere intellettualmente onesti: se si ritiene di non poter dare più nulla, è giusto lasciare spazio, perché il progetto Oltrepò deve comunque andare avanti."
Alla domanda se si aspettasse un simile traguardo al suo arrivo, Raso ha risposto: "Devo dire che la prima cosa che mi disse il presidente quando ci conoscemmo fu che il suo obiettivo era arrivare almeno in Serie D. Ci abbiamo messo forse un po' più di tempo perché partivamo dalla Promozione, quindi tre categorie di distanza. Tuttavia, credo che il nostro peggior piazzamento, escludendo quest'anno che ha un valore completamente diverso, sia stato il quinto posto. Per questo dico che il ciclo è finito, ma sì, l'obiettivo che ci eravamo prefissati è stato raggiunto. Al momento non ho nulla di concreto in mano, ho pensato unicamente alla salvezza dell'Oltrepò. Ad oggi, tutto può succedere, che io rimanga o meno."
Riguardo al rapido progresso dell'Oltrepò rispetto ad altre realtà del territorio, Raso ha dichiarato: "Non saprei, perché il nostro segreto è sempre stato quello di non guardare cosa facessero gli altri. Sinceramente, non ci ho mai pensato, perché affronto tutto con molta serenità e umiltà, concentrandomi solo sul lavoro. I complimenti ricevuti dai miei ex calciatori mi fanno piacere perché conoscono il mio modo di operare e sanno che cerco di non lasciare nulla al caso, un insegnamento che mi ha trasmesso anche il presidente. Lui, come persona e come professionista, mi ha sempre sostenuto, anche nelle scelte. Tornando alla domanda, non so come rispondere nel dettaglio, ma credo che sia un risultato significativo. Vincere non è mai semplice, perché per giudicare una vittoria o una sconfitta bisogna viverla dall'interno e comprendere cosa accade realmente."
In merito a eventuali "sassolini nella scarpa" dopo le critiche iniziali, Raso ha affermato: "In realtà no, non fa parte del mio stile. Però, posso dire che probabilmente questi ragazzi hanno compiuto qualcosa che deve far riflettere tutti gli addetti ai lavori. Il vero giudice nel calcio non sono mai le parole pronunciate all'inizio della stagione, ma sempre il campo. Ho confermato l'allenatore dopo cinque sconfitte consecutive e, al ritorno, dopo altre sei sconfitte di fila, ho emesso un comunicato ribadendo la fiducia nel tecnico. Credo che con la programmazione e la pazienza, elementi spesso assenti nel calcio, si possa costruire qualcosa di solido. Se si vuole realmente far crescere un progetto, non si possono cambiare le persone ogni anno. Noi siamo andati avanti, credendo nello staff anche nei momenti difficili. La società ci ha dato fiducia perché, in fin dei conti, io mi sento più parte dello staff che della società, essendone il responsabile. Abbiamo cercato di aiutare i giocatori nei momenti di difficoltà e, quindi, mi sento di dire a chi non credeva in questi ragazzi di riconoscerne il valore, che è altissimo. Per loro è solo l'inizio, come ho detto loro ieri. L'Oltrepò non deve essere un punto di arrivo, ma un punto di partenza, e spero di vederli in categorie importanti."
Un momento particolarmente significativo di questa stagione per Raso è stato: "Sono stati nove mesi intensi ed emotivamente importanti, sia nel bene che nel male. Ricordo il primo punto conquistato in campionato contro il Città di Varese dopo cinque sconfitte iniziali. Da lì ho visto scattare la scintilla. Avevamo chiuso l'andata con l'Albenga a 23 punti, ma il fattore mentale a dicembre era devastante, simile a quello che abbiamo ora, fortunatamente in positivo. Sapevo che avevamo bisogno di una vittoria per rimetterci in corsa, e quel momento ha segnato l'inizio della nostra ripresa."
Sul futuro del progetto Oltrepò, Raso ha concluso: "Sicuramente andrà avanti con o senza Nicola Raso. Bisognerà cercare di assestarsi, come ripetuto più volte anche con il presidente. I prossimi anni saranno dedicati al consolidamento e al mantenimento della categoria, perché credo che in seguito sarà necessario lavorare sulle strutture e le attrezzature necessarie per fare calcio, non solo sulla rosa. Il settore giovanile sta crescendo e si sta creando qualcosa di importante. Credo che la filosofia non cambierà: un'impronta giovane e territoriale, focalizzata sul mantenimento della categoria. Finché non si crescerà a livello di strutture e società per ambire a qualcosa di più, credo che il bacino dell'Oltrepò debba rimanere questo."
Infine, una riflessione sulle differenze tra i gironi A e B della Serie D: "Nel girone B, a mio parere, ci sono più squadre che investono rispetto all'A, quindi la qualità media è più alta. Chiaramente, però, qualità non significa necessariamente maggiore difficoltà, se ne trovano diverse in entrambi i gironi. Nel B si incontrano sicuramente più formazioni strutturate e pronte per la D, con un'attenzione all'organizzazione e alle strutture, non focalizzandosi esclusivamente sull'aspetto economico. Ci sono delle corazzate con cui competere diventa più complicato. Forse nel girone A si trovavano più squadre con una realtà simile alla nostra, ma non bisogna dimenticare che anche qui ci sono piazze importanti come il Città di Varese e il Vado, quindi le squadre forti non mancano."
Autore: Redazione Notiziario del Calcio / Twitter: @NotiziarioC
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